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Pholas Dactylus - "Hieros Gamos" (AMS, 2019)


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       Tracklist

- Part 1 - Hieros Gamos
1. Hieros Gamos (21:22)
- Part 2 - Ognuno da Lande Diverse
2. A Personal Gift (3:44)
3. Yellow and Blue (3:12)
4. I Don't Want... (3:05)
5. Ogni Volta che Tocco il Tuo Viso (2:01)
6. Ninna Nanna per Gianluca (2:29)
7. Une Valse pour Nous (2:17)
8. Ballata di un Mercante di Sogni (5:31)

     Durata complessiva: 43:42

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Fa un curioso effetto ritrovare un nome come quello dei Pholas Dactylus dopo tanti anni: ne sono passati ben quarantasei dall'unico disco che il gruppo lombardo consegnò alle cronache del progressive italiano, quel "Concerto delle menti" giustamente ricordato come uno dei frutti più originali di una stagione musicale pur ricca di esperienze pregevoli. In questo lungo periodo molto è accaduto, nella musica e soprattutto fuori, per non lasciare tracce anche in chi resta. Sta di fatto che Riccardo Linati, Maurizio Pancotti e Paolo Carelli, cioè tre dei membri fondatori, hanno deciso di dedicare il nuovo lavoro a Giampiero Nava, che dei primi Pholas Dactylus fu il batterista, scomparso nel 2014 mentre era appena nata l'idea di un secondo disco.

"Hieros Gamos", che in greco significa "nozze sacre", è un progetto anomalo, forse imperfetto, ma generoso e tutt'altro che ozioso. È un disco diviso in due parti, come un collage poetico-sonoro fatto di contributi eterogenei, non sempre legati tra loro in maniera organica. A mio avviso il meglio sta proprio nella lunghissima title-track che intitola l'album ed espressamente dedicata a Nava. Qui la voce recitante di Paolo Carelli, sempre affascinante dopo tanti anni, racconta in versi immaginifici, pieni di sfumature e chiaroscuri, il corto circuito tra la vita e la morte attraverso stazioni emotive diverse. Così come nel capolavoro del 1973, i pieni si alternano ai vuoti: il lungo poemetto si dipana a tratti sulla base del duttile pianoforte di Pancotti, per incresparsi in vibranti schegge di rock multiforme, dove si apprezzano la sanguigna chitarra solista di Tobias Winter e la batteria di Csaba Papp. Il filo rosso è costituito proprio da "il ponte che non divide", che cioè tiene uniti la vita e la morte, il passato e il futuro. Immagini suggestive, ancora una volta intessute di memorie personali e accostamenti imprevedibili, si accavallano fino a restituire il sapore di un'esperienza umana che solo nel sogno audace dell'artista, forse, può sopravvivere alla fine. Molto bella l'ultima parte, con le tonalità maestose di un organo da chiesa che preparano un finale frastagliato, tra spezzature improvvise e malinconia, con una voce sempre più intensa, quasi ieratica a tratti, e il pianoforte rarefatto e intimista di Pancotti. Notevole.

Se questo è il picco della sequenza, la seconda parte, non a caso intitolata "Ognuno da lande diverse", è uno strano mosaico di piccoli brani strumentali, perlopiù in chiave minimale, come "A Personal Gift" e poi "Yellow and Blue": qui Linati, in genere impegnato al basso, suona la chitarra acustica dipingendo atmosfere raccolte, dallo sviluppo quasi circolare, non prive comunque di un loro fascino. Un paio di altri episodi, affidati in questo caso a una voce femminile, suonano invece come vere e proprie poesie accompagnate dal pianoforte: interessante "Ogni volta che tocco il tuo viso", soprattutto. La voce di Paolo Carelli ritorna nell'ultima traccia dell'album, "Ballata di un mercante di sogni", col testo diviso in tre parti e recitato s'un tappeto di suoni elettronici e pianoforte. Il talento di questo artista, la sua scrittura fatta di immagini a volte apocalittiche, comunque audaci e visionarie, che sfidano il senso comune e quasi lo irridono, non ha perso affatto spessore dal tempo di "Concerto delle menti", tutt'altro. Anche in "Hieros Gamos" è la protagonista incontrastata, e senza nulla togliere alle indubbie qualità dei compagni, vecchi e nuovi, il focus di questo lavoro inatteso, fatto di ombre e di luce, rimane proprio la sua voce inconfondibile.

Difficile dire che spazio possa avere un tale progetto nel mondo dell'odierna musica liquida e digitale: forse nessuno, verrebbe da pensare dopo averlo ascoltato e digerito. Come in passato, la cometa Pholas Dactylus non si piega a compromessi e segue la sua orbita senza cedimenti. "Hieros Gamos" non ha, né era lecito aspettarselo, la forza dirompente di un vero unicum come "Concerto delle menti": eppure a tratti, specie nel primo e nell'ultimo brano in scaletta, la luce che brillava tanti anni fa risplende ancora, lampeggiando orgogliosa, nelle pieghe di questo nuovo capitolo. A mio parere, insomma, merita un ascolto attento e partecipe.

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