Recensioni dischi - Novità e ristampe del Rock Progressivo


Lazzara, Pietropaoli, Guidoni, Milano

"Appunti per una teoria delle Maree"
(Filibusta Records, 2018)


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       Tracklist

1. Lunare 1 (4:40)
2. Antilunare 1 (5:03)
3. Equinoziale 1 (6:15)
4. Prima quadratura (5:45)
5. Lunare 2 (6:09)
6. Antilunare 2 (5:40)
7. Equinoziale 2 (6:06)
8. Seconda quadratura (5:31)

     Durata complessiva: 45:09



Eccoci davanti a uno di quei dischi di frontiera, ostici e poco classificabili, che richiedono all'ascoltatore la massima attenzione per riuscire a coglierne il valore. La premessa indispensabile è che siamo qui oltre il concetto di progressive rock, in ogni senso: piuttosto ci si muove in una terra di nessuno altamente sperimentale, dove si colgono riferimenti a un certo jazz dai mobili confini (grossomodo da Miles Davis in poi) e soprattutto a una libertà espressiva che pure, traccia dopo traccia, delinea alla fine un mosaico sonoro di indubbia coerenza interna.

I brani sono otto, e i musicisti quattro: se Salvo Lazzara, Davide Guidoni e Luca Pietropaoli hanno spesso collaborato in passato, ad esempio sotto la sigla Pensiero Nomade, il quarto nome coinvolto è quello del cantante Claudio Milano, noto come fondatore e anima del gruppo NichelOdeon. La sua voce è probabilmente la più grande sorpresa di questo progetto: dinamica e davvero camaleontica, interpreta da par suo le liriche del chitarrista Lazzara, ispirate come da titolo ai moti delle maree e a tutto ciò che, per analogia, suggeriscono della vita umana: ciclico ritorno e mutamento, per stare alle note del booklet. Un'alternanza di stasi e movimento che indica la strada anche al respiro della musica. La parte del leone la svolgono probabilmente la tromba e il filicorno di Pietropaoli, che guida le tracce strumentali soprattutto, ad esempio l'apertura di "Lunare 1", che disegna una linea quasi circolare all'interno di un frastagliato schema percussivo (Davide Guidoni), e poi in "Lunare 2", dove lo stile richiama più da vicino quello tipico di Davis, e linee elettroniche intersecano ossessive un paesaggio nervoso, ancora sotto la spinta delle percussioni.

Ritmo delle stagioni e mutevolezza sentimentale convivono in un'atmosfera dove niente sembra prefissato, ma tutto si gioca arditamente sul piano di un'esplorazione sonora estrema, grazie a musicisti ben affiatati e coesi, che non si risparmiano. Bisogna dire che gli episodi cantati si fanno notare maggiormente, valorizzati dal timbro sempre avventuroso di Milano: a volte il testo viene quasi ricreato e stravolto dal suo personalissimo stile di canto, già nella splendida "Antilunare 1", toccando vertici di sensualità androgina che lascia il segno. Davvero notevole anche "Antilunare 2", forse uno dei vertici della sequenza, dove la voce multiforme e sovrapposta ad arte, i soliti fiati, oltre a una chitarra di derivazione frippiana (Lazzara) e agli effetti elettronici, danno corpo a un sentimento sospeso e avvolgente davvero ipnotico, affascinante. "Prima quadratura" si muove invece tra sincopi ritmiche ed effetti sonori che sfidano la voce in primo piano, con un risultato di saturazione quasi psichedelica. "Equinoziale 2" sviluppa una cadenza ossessiva, vagamente tribale, che funge da ideale trampolino per la vocalità audace del cantante e le sonorità sintetiche che pulsano inesauste, mentre nella chiusura di "Seconda quadratura" il suono si raggruma più morbido intorno alle frasi fiatistiche, col basso in appoggio e un ticchettio discreto che accompagna il disco verso l'epilogo.

Giunti al termine dell'ascolto si possono avere due reazioni differenti: la prima è chiedersi, perplessi, che cosa abbiamo ascoltato; la seconda è se, comunque, ne valeva la pena. Sono entrambe legittime, giustificate dall'obiettiva difficoltà del progetto, che di certo non va a caccia di facili consensi, tutt'altro. La mia impressione è che Lazzara e compagni abbiano solo portato avanti un discorso già iniziato da anni, e qui semmai arricchito da un ulteriore tassello, com'è la voce di Claudio Milano, che impreziosisce col suo apporto creativo, esaltandolo, un inedito paesaggio sonoro già ricco di richiami e suggestioni. "Appunti per una teoria delle Maree" è davvero un disco per menti aperte, e forse per pochi, eppure resta una bella notizia, per chi scrive, sapere che in Italia si può ancora fare musica di questo genere, dichiaratamente fuori dall'ovvio e dalle mode più trite. Musica intesa come ricerca, insomma, e non come blanda conferma dell'esistente: onore al merito.

Valutazione:                     Leggi l'intervista a Salvo Lazzara                 Per informazioni e contatti: www.facebook.com/Pensieronomade

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