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Lazuli - "Saison 8" (L`Abeille Rôde, 2018)


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       Tracklist

1. J'attends un Printemps (5:12)
2. Un Linceul de Brume (6:00)
3. Mes Amis, Mes Frères (5:45)
4. Les Côtes (6:03)
5. Chronique Canine (6:15)
6. Mes Semblables (4:55)
7. De deux Choses Lune (4:06)
8. Les 4 Mortes Saisons (4:45)

      Durata complessiva: 43:01



Questa band francese si è guadagnata negli anni un discreto seguito tra i simpatizzanti del circuito prog, e anche per questo era molto atteso il nuovo disco che arriva due anni dopo una prova di buon livello come "Nos âmes saoules", uscito nel 2016. Come ricorda anche il titolo, si tratta dell'ottavo album di studio per i cinque musicisti di Deaux.

Otto sono pure gli episodi della raccolta, che come al solito evita le lunghe digressioni strumentali, le suites pretenziose con tutto il corollario di virtuosismi che in genere manda in estasi gli amanti del vintage-prog: no, ancora una volta qui prevalgono invece brani di media durata, tra i quattro e i sei minuti, in un rock eclettico nel quale coesistono a meraviglia spunti poetici e melodia accanto a sterzate più sanguigne, ma sempre mantenendo una caratteristica capacità di sintesi intorno ai temi proposti. La stessa voce solista di Dominique Leonetti, assoluta protagonista, è sempre più abile a restituire i diversi umori sciorinati strada facendo dalla musica, insieme alle liriche che affrontano l'attualità e le paure che respiriamo intorno: sempre lasciando, però, che sia soprattutto il colore vibrante delle trame strumentali, ora suadente ora vigoroso, a fare la differenza, quasi per accumulo progressivo di pathos. Pochi cerebralismi, nessuna forzosa oscurità nella ricetta sonora dei Lazuli, ma un ammirevole gioco di squadra che lascia il segno e cattura fin dalle prime note.

Mi sbilancio subito: è davvero un disco di eccellente fattura, forse superiore al precedente, seppure non troppo diverso nei suoi ingredienti di base. Si ha la netta impressione che il tempo giochi sempre più a favore del gruppo, smussando piccole discrepanze per filare ancora più dritto al cuore dell'ascoltatore, dapprima preso per mano con la suggestione stagionale di "J'attends un printemps", aperta dal pianoforte di Romain Thorel e dalla voce delicata di Dominique, e quindi via via soggiogato da una serie di piccole-grandi perle. Superba ad esempio è "Mes Semblables", dalle trascinanti cadenze quasi balcaniche, che fotografa nei versi una solitudine popolata di piccoli riti alienanti, con le tastiere, il leode di Claude Leonetti (un incrocio tra la chitarra e il synth da lui inventato) e la tagliente chitarra elettrica di Gédéric Byar sugli scudi. Di grande effetto, e per me tra i momenti più alti della sequenza, è un brano come "Un linceul de brume": magnifica, con la chitarra nervosa intorno alla voce che sale gradualmente d'intensità, fino a sprigionare una cupa tensione drammatica ch'esplode nella seconda parte e in un finale davvero incombente, ancora graffiato magistralmente dalla chitarra solista e dal leode, mentre la batteria di Vincent Barnavol accelera vorticosa. Grande.

Tra gli altri pezzi, tutti notevoli a loro modo, c'è l'originale "Chronique Canine", dove a prendere la parola per una volta è il miglior amico dell'uomo con le sue disincantate osservazioni sull'egoismo di chi, magari, un giorno lo abbandona nella prima area di servizio. Se "Mes amis, mes frères" suona come un intenso ritratto generazionale intriso di orgoglio e nostalgia, "Les côtes" stigmatizza invece, con sarcasmo amaro, le paure ingenerate in Europa dai migranti che approdano sulle nostre coste: un pianoforte straniante sotto il canto accorato e gli arabeschi sinistri del leode compongono un risentito manifesto dello stato delle cose, sigillato poi da un finale maestoso e struggente al tempo stesso. Difficile, onestamente, trovare una sbavatura in questa collana di gioielli. Emoziona anche "De deux choses lune", una toccante riflessione sul passare del tempo modulata dal pathos vocale di Dominque e dal leode, e poi l'epilogo di "Les 4 mortes saisons", stavolta articolata sulla chitarra acustica e su toni più intimisti.

La coda dell'ultima traccia, e del disco, lascia spazio alle voci vive del bosco, con un richiamo alla natura che sembra l'unica forma di resistenza possibile davanti agli scenari inquietanti disegnati dal gruppo francese in questa nuova prova. Per farla breve, "Saison 8" è, semplicemente, un album di grande bellezza, suonato e prodotto nel modo migliore: fatelo vostro, e vi regalerà oltre quaranta minuti appassionanti.

Valutazione:                           Per informazioni e contatti: lazuli-music.com

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