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Banco del Mutuo Soccorso - "Transiberiana" (Inside Out, 2019)


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       Tracklist

1. Stelle sulla terra (6:06)
2. L'imprevisto (3:29)
3. La discesa dal treno (6:16)
4. L'assalto dei lupi (5:35)
5. Campi di Fragole (3:36)
6. Lo sciamano (4:01)
7. Eterna Transiberiana (6:20)
8. I ruderi del gulag (6:06)
9. Lasciando alle spalle (1:47)
10. Il grande bianco (6:33)
11. Oceano: Strade di sale (3:39)
       *Bonus Tracks*
12. Metamorfosi - live (9:40)
13. Il ragno - live (5:37)

    Durata complessiva: 68:58

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Il Banco del Mutuo Soccorso è tornato: se si guarda alle date, infatti, questo è il primo album di studio con materiale totalmente inedito dal lontano 1994 ("Il 13"), anche se qualche nuova traccia affiorava ogni tanto nei live, o in qualche riedizione aggiornata del repertorio. In verità il gruppo è rimasto sempre attivo, sostenuto da una legione di fans compatta e irriducibile, registrando ottimi responsi nelle sue esibizioni dal vivo. E neppure ne ha scalfito la popolarità, rinsaldando anzi l'affetto del pubblico, la triste sequenza che ha visto scomparire prima il carismatico cantante Francesco Di Giacomo e quindi Rodolfo Maltese. Lo stesso Vittorio Nocenzi, unico superstite del nucleo storico e superati anch'egli i suoi problemi di salute, è oggi a capo del sestetto che suona in questo nuovo lavoro.

"Transiberiana", va detto, sorprenderà chi si aspettava una replica di sonorità d'epoca, quel rock progressivo di marca sinfonica, ma italianissimo nell'anima, che ha fatto la fortuna del Banco negli anni Settanta, perché invece siamo di fronte a tutt'altro. Questo infatti è un album perfettamente calato nel suo tempo, con suoni modernissimi e sofisticati, che tuttavia non rinuncia alle ambizioni legate alla struttura "concept": un viaggio autobiografico lo ha definito Nocenzi, che prende spunto dalla linea ferroviaria del titolo per rimarcare gioie, dolori e scoperte di ogni esperienza umana sul lungo periodo. La metafora non sarà originale, è vero, però è la musica che conta e fa la differenza. Entrando nel merito, il disco si compone di undici segmenti, in un'alternanza di atmosfere e colori che va di pari passo con la sapienza musicale di Vittorio Nocenzi, responsabile di una tavolozza sonora sempre ricca, stimolante, nella quale si colgono, diluiti qua e là, non tanto echi del passato ma schegge di una scrittura che ha fatto scuola. Certi passaggi di pianoforte, o il fraseggio all'organo Hammond, ad esempio, parlano l'inconfondibile cifra stilistica degli esordi, capace di evocare sensazioni antiche, ormai consegnate alla storia del prog tricolore.

Eppure il Banco di oggi non vive di nostalgia, e lo dimostra bene l'apertura di "Stelle sulla terra", sorta di mini-suite in tre parti, con il canto arioso di Tony D'Alessio calato in una partitura fitta di intrecci tra vecchio e nuovo, come alla vigilia di ogni partenza, divisa tra speranza e incognite: ed ecco che la balalaika convive coi suoni sintetici e le rotture ritmiche con un bel lavoro alla chitarra elettrica di Filippo Marcheggiani. A volte il rock prevale, con le due chitarre in primo piano: quella slide di Marcheggiani in "L'imprevisto", ad esempio, oppure in un gioco più ficcante con quella ritmica di Nicola Di Già, come nel dinamico episodio de "L'assalto dei lupi", soprattutto, con un piano dissonante e la ritmica appaiata di basso e batteria che prende alla gola. Tra i momenti più potenti, trasfigurato da suoni onirici, spicca "Lo sciamano", un brano splendido dove la voce oscura, filtrata al vocoder, evoca un'umanità alla deriva: magnifica la scansione chitarristica, con pregevoli punte solistiche, il lavoro all'organo di Nocenzi e il ritmo incalzante della batteria di Fabio Moresco. Di grande presa è pure "La discesa dal treno", in due parti, dove una pausa non prevista del viaggio, nel cuore del ghiaccio siberiano, ingenera una tensione sottolineata dalla chitarra acuminata e dalle sincopi di piano e percussioni, mentre anche il testo trova immagini davvero incisive: "E' un correre sul posto, fermi ed agitati come tende al vento." Notevole. Schiettamente rock è pure la scansione che apre "I ruderi del gulag", ma integrata poi da incursioni jazz accattivanti in un disegno mobilissimo, molto eclettico, che dimostra tutto lo spessore tecnico del gruppo, insieme a liriche che fanno pensare.

Tra gli episodi più cantabili si segnala invece "Eterna Transiberiana", una classica ballata ch'esalta il canto solista di D'Alessio, e poi un piccolo gioiellino dove a cantare per una volta è lo stesso Nocenzi: si tratta di "Campi di fragole", stupendamente costruita sul pianoforte e le chitarre acustiche, con il raffinato apporto del basso di Marco Capozi. Emozionante, da brividi, il testo di Paolo Logli che suona come un invito alla speranza nel ciclo della vita che nasce proprio dall'esperienza, perché "campi di fragole sotto la neve germogliano, non dubitarne mai!". Parole che sembrano la migliore sintesi della storia del Banco, costellata di successi e di pause, anche dolorose, senza che venisse mai meno la voglia di continuare un percorso artistico cominciato tanti anni fa, e qui ricordato con le due bonus-tracks registrate dal vivo a Veruno nel 2018. È bello, e fa bene al cuore, ritrovare ancora qui Vittorio Nocenzi, coi suoi compagni più giovani, a tenere vivo il senso di una musica che ha incarnato l'immaginario di un'intera generazione. Con i suoni, certo, ma non solo: con le parole e la coerenza.

Valutazione:                              Per informazioni e contatti: www.bancodelmutuosoccorso.it

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