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The Samurai of Prog - "Anthem to the Phoenix Star"

(Seacrest Oy, 2022)


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       Tracklist

1. Anthem to the Phoenix Star (7:17)
2. Burning Silence (6:59)
3. Killing Hopes (7:38)
4. Bones (8:37)
5. Don't Be Afraid (11:23)
6. Wings (4:02)
7. Behind the Curtain (13:39)

      Durata complessiva: 59:35

The Samurai of Prog: un nome che in qualche modo è già tutto un programma. Questa prolifica band italo-finnica di base a Helsinki, con il bassista livornese Marco Bernard e il batterista Kimmo Pörsti al centro del progetto fin dal 2009, dimostra idee molto chiare nel portare avanti la sua attività: una musica che s'inscrive certamente nel solco del prog classico, ma duttile quanto basta per non cadere nell'ovvio. Questo anche per la capacità veramente speciale di coinvolgere ogni volta musicisti di varia provenienza, in grado di portare il proprio fattivo contributo, a livello strumentale ma anche in senso autoriale, ed è proprio il caso di "Anthem to the Phoenix Star".

Per questo disco, infatti, l'intero materiale è opera del tastierista e compositore Marco Grieco (già collaboratore del gruppo), nell'intento di "esplorare l'occasione di rinascere dalle proprie ceneri", per citare le note di copertina dello stesso Grieco, che suona tastiere, chitarre e altro ancora. La formazione dei Samurai of Prog, in questo caso, è ancora più elastica e aperta del solito, avvalendosi soprattutto di un reparto voci quanto mai agguerrito e di alto livello, così come sono validi i diversi strumentisti ospiti nei sette episodi che compongono l'album. E' uno di quei dischi che risuonano di influenze diverse, con richiami al rock dei Settanta sempre ben personalizzati, in una sequenza vivace e congegnata a dovere, nella quale ogni brano è cesellato al punto giusto e insieme agli altri compone un mosaico davvero apprezzabile. In "Bones", ad esempio, la melodiosa e intensa voce di Olivia Sparnenn-Josh (già con i Mostly Autumn) è il cuore di una composizione finemente intessuta di elementi folk e sinfonici, con il flauto di Luke Shingler sugli scudi insieme al synth e allo xilofono di Beatrice Birardi. E' probabilmente uno dei momenti migliori del progetto, nella sua costruzione elaborata eppure melodica, ma gli altri brani non sono da meno.

Un altro picco del disco è senz'altro "Don't Be Afraid", dove i richiami ai
Genesis sono molto marcati, sia nella scrittura elaborata a dovere, tra cavalcate ansimanti di synth e le spirali leggiadre del flauto (Sara Traficante), sia nella voce solista di John Wilkinson, che sembra davvero nel suo elemento: il cantante infatti è un devoto ammiratore del gruppo che fu di Peter Gabriel, cui tra l'altro ha reso omaggio con una cover-band come i Mama, ed è il mattatore di questo lungo episodio dal forte pathos che si avvale anche del chitarrista olandese Marcel Singor, attualmente in forza ai Kayak. In generale, siamo di fronte a un lavoro ricco di suggestioni composite, che catturano: nella traccia d'apertura, ad esempio, interpretata dalla potente voce di Clive Nolan (Arena e Pendragon), si segnala anche il sax di Marek Arnold, in uno schema arioso e frastagliato dominato dalle moltiformi tastiere di Grieco, tra break e riprese ad effetto nelle quali si esalta la batteria di Kimmo Pörsti. Molto bello il flauto ficcante di Sara Traficante in "Burning Silence", un altro esempio di prog dalla coinvolgente scrittura, affidato al canto di Bart Schwertmann e articolato sul fraseggio di un organo caldissimo e rullate poderose di batteria.

Se "Killing Hopes" è un altro pezzo di grande respiro, con il violino di Steve Unruh e la chitarra acustica del virtuoso spagnolo Rafael Pacha protagonisti, non poteva mancare nella sequenza una classica suite come "Behind The Curtain" che si apre sul pianoforte, ma prosegue s'una mescolanza molto efficace di tinte gotiche (l'organo da chiesa) e incisive parti di chitarra (Cam Blokland): toni di grande impatto e ritmica incalzante, col synth spesso al comando delle operazioni, e improvvisi inserti di un piano classicheggiante che creano un clima di tensione crescente, ben restituita dal canto solista di Clive Nolan. E' un degno epilogo del disco, col raffinato apporto del basso di Bernard, sviluppato su saliscendi tonali tenuti insieme con abilità, giusto per confermare le qualità compositive di Grieco e del suo progetto. "Anthem to the Phoenix Star", per concludere, è l'ennesima prova di rilievo firmata Samurai of Prog, godibile e anche prodotta come si deve: un ascolto che consiglio senz'altro agli appassionati di prog sinfonico, ma non solo.

Valutazione:                  Pagina Facebook Ufficiale: www.facebook.com/thesamuraiofprog

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