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Semiramis - "La fine non esiste" (BTF, 2024)


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       Tracklist

1. In Quel Secondo Regno (5:14)
2. Cacciatore di Ansie (6:34)
3. Donna dalle ali d'Acciaio (6:07)
4. Non Chiedere a un Dio (6:02)
5. Tenda Rossa (6:59)
6. Sua Maestà il Cuore (6:55)

      Durata complessiva: 37:51

Fa piacere veder riemergere dal passato un nome come quello dei Semiramis, che tanto ha dato al prog italiano classico: tra i gruppi meno fortunati all'epoca di "Dedicato a Frazz" (1973), grande esordio rimasto senza seguito, meritano senz'altro un posto di rilievo. Oggi tornano finalmente in pista, in una formazione per forza di cose molto diversa. Infatti, dopo la scomparsa di Maurizio Zarrillo e Giampiero Artegiani (presente qui in un breve recitativo), è rimasto il solo batterista Paolo Faenza dei membri storici a portare avanti il nome della band romana con altri cinque elementi.

Un album come "La fine non esiste" prova a riannodare nelle sei tracce i fili del discorso interrotto, ma con un sound più moderno e vigoroso, com'è giusto che sia, senza cedere alla nostalgia. Oltre alle due chitarre, quella solista di Emanuele Barco e l'acustica di Marco Palma, si segnala la voce di Giovanni Barco: è un cantante grintoso e dalla buona estensione, anche se la sua voce ha sicuramente margini di miglioramento per sopperire a qualche incertezza che si nota qua e là. Chi fa un figurone è proprio il chitarrista, abile a punteggiare con discreta verve tutte le trame del disco, e spesso da protagonista, così come Faenza alla batteria mostra di non aver perso affatto lo smalto dei momenti migliori e guida da par suo la sezione ritmica, in combutta con il valido bassista Ivo Mileto. Si può dire che il rock dei nuovi Semiramis non fa certo rimpiangere, almeno come intensità, il suono spumeggiante e inventivo della prima formazione. L'incipit di "In quel secondo Regno" offre già una discreta sintesi dell'album, con il tema agile e fitto di spezzature intorno al canto solista, l'organo e il synth di Daniele Sorrenti a guidare le danze e la chitarra in bella evidenza che si prende il suo spazio: con l'inserto di Artegiani, che recita versi del Purgatorio, è decisamente un degno biglietto di presentazione.

Tra i picchi veri della sequenza segnalo anzitutto "Cacciatore di ansie", costruito abilmente sulla chitarra acustica e il felice spunto ritmico di batteria e basso, con un piano quasi jazz a tratti, e bellissime aperture sulla chitarra e la voce di Barco, in uno dei momenti più convincenti della sua prova. In sordina tra pianoforte e basso, oltre al vibrafono, si sviluppa un brano come "Donna dalle ali d'acciaio", cantata poi sulla chitarra acustica e l'organo in un moderato crescendo che incorpora ancora la chitarra elettrica: ci sono pause e riprese mordenti che tengono alta la tensione, s'una base ritmica sempre efficace in un insieme coeso di eccellente fattura, con gli acuti del canto in evidenza. A conti fatti, è un altro pezzo forte del disco. Più alterne invece le altre tracce, ma senza mai sfigurare. "Tenda rossa", ad esempio, ha una tenuta ritmica sostenuta e parentesi più evocative sul synth, mentre l'epilogo di "Sua maestà il cuore" ha un andamento più dinamico e interessante, ma è la voce di Barco qui che non convince troppo in certe forzature espressive. Decisamente intrigante, per chiudere, la tessitura rock di "Non chiedere a un dio", dove la chitarra solista di Emanuele Barco sale nuovamente in cattedra insieme al synth di Sorrenti, tra gli arpeggi acustici sotto il canto e intervalli rarefatti, prima di un gran finale nel quale l'organo fa scintille insieme alla chitarra: bello.

"La fine non esiste" è un bel disco e merita attenzione, anche se non è perfetto: le pur discrete parti vocali di Giovanni Barco, ad esempio, sono ancora da calibrare nelle sfumature, mentre il corposo rock strumentale del gruppo dimostra solide basi e un pathos espressivo di tutto rispetto, che sa coinvolgere. Un album che si apprezza, alla fine, perché regala diversi momenti di valore nel solco di un rock progressivo in costante equilibrio, come sempre, tra un glorioso passato e un futuro tutto da scrivere.

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