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Stefano "Lupo" Galifi - "Dei Ricordi, un Museo" (AMS, 2021)


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       Tracklist

1. Cuore (Dei ricordi, un museo - parte 1) (8:51)
2. La morale cede (4:15)
3. La stanza e l'angolo (4:32)
4. Dei ricordi, un museo (parte 2) (10:20)
5. Le due linee gemelle (5:07)
6. Sterile (7:44)
7. L'amante (Dei ricordi, un museo - parte 3) (7:46)

     Durata complessiva: 48:35

Fa piacere ritrovare il nome di Stefano "Lupo" Galifi dopo tanti anni: l'ex voce solista del rinomato Museo Rosenbach ai tempi di "Zarathustra" (1973), torna con il suo primo album solista, anche se i più attenti lo ricorderanno nel primo disco del Tempio delle Clessidre nel 2010 e quindi col vecchio gruppo riformato in occasione di "Barbarica". Un disco pubblicato a proprio nome è tutt'altro discorso, però, e allora entriamo subito nel merito.

La sequenza include sette episodi assemblati come una sorta di viaggio esistenziale tra memorie personali e un difficile confronto col tempo in atto, ma la prima cosa che colpisce è la magnifica voce di Galifi, che nonostante gli anni sembra aver conservato lo smalto dei tempi d'oro, senza alcun cedimento, e questo è sicuramente un punto a favore dell'album. La sua voce, matura e perfino più eclettica che in passato, si muove peraltro su liriche che portano la firma del bassista Gabriele Guidi Colombi (membro de La Coscienza di Zeno) e s'una base musicale quasi totalmente a carico del tastierista Luca Scherani (anche lui Coscienza di Zeno e poi Trama). Se la parte sonora offre spunti generalmente notevoli, la parte lirica invece merita un discorso più articolato: i testi sono di spessore, ma piuttosto oscuri, anche laddove il canto solista potrebbe dispiegarsi con maggiore libertà espressiva. Sono comunque sfumature, va detto, che non tolgono quasi nulla alla qualità di fondo del progetto.

L'attacco di "Cuore" è tra i momenti più riusciti: l'intro quasi cameristica sul pianoforte si espande quindi sulla chitarra elettrica di Marcella Arganese secondo modelli decisamente Settantiani, con un valido contributo della sezione ritmica e del synth, perfetta base per il canto ben calibrato di Galifi. Bellissima è pure "La stanza e l'angolo", ancora col pianoforte avvolgente e classicheggiante di Scherani sotto la voce che interpreta suggestive liriche gravide di solitudine. E' un episodio quasi in stile cantautorale, dove la musica è messa al servizio del testo e soprattutto di un interprete perfettamente a suo agio. La lunga title-track, invece, riassume in oltre dieci minuti le due anime del disco, con una dinamica apertura rock che poi lascia spazio all'intensa parte lirica, in un insieme frastagliato e romantico: tra vivaci passaggi di organo, synth e chitarra solista, sono splendidi i momenti di raccordo del pezzo, pause davvero fascinose dove il basso di Guidi Colombi e il mellotron richiamano con grande finezza la migliore tradizione del prog tricolore. Bello. Ancora il synth domina "Sterile", ennesima riflessione increspata però dal ruggito della chitarra e sincopi ritmiche, con intriganti accelerazioni nella parte finale. "La morale cede", tra liriche piuttosto ermetiche, si sviluppa invece sulle tastiere di Scherani attraverso complesse trame strumentali insieme al canto sempre convincente, e lo stesso può dirsi per un momento più atmosferico come "Le due linee gemelle", mentre "L'amante" chiude il disco s'una nota di romantico abbandono in un clima soffuso e il mellotron nuovamente sugli scudi.

"Dei Ricordi, un Museo" è insomma un disco generoso, suonato e cantato con innegabile classe da cima a fondo, anche se probabilmente richiede un certo tempo per venire assimilato compiutamente nei suoi chiaroscuri. I momenti di rilievo sono diversi, e a dirla tutta l'album sprigiona il fascino di certo prog-rock d'annata, aggiornato all'oggi e cucito con perizia intorno a una voce importante com'è quella di Stefano Galifi: a mio parere un disco da avere.

Valutazione:                    Informazioni: Pagina Facebook Ufficiale


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