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Big Big Train - "The Likes of Us" (Inside Out Music, 2024)


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       Tracklist

1. Light Left in the Day (6:10)
2. Oblivion (5:27)
3. Beneth the Masts (17:26)
4. Skates On (4:28)
5. Miramare (10:17)
6. Love is the Light (6:11)
7. Bookmarks (6:23)
8. Last Eleven (7:55)

      Durata complessiva: 64:17

Questo è il quindicesimo album di studio degli inglesi Big Big Train, ed è anche il primo nel quale la voce solista, dopo la scomparsa prematura di David Longdon, è affidata ad Alberto Bravin, cantante e musicista triestino abbastanza noto al pubblico del prog come membro a suo tempo della band Sinestesia e quindi della PFM, nel periodo 2017-'21. A voler essere pignoli, la sua voce era già presente nel live "Ingenious Device" (2023), ma in un solo brano, mentre qui ricopre il ruolo in maniera organica. E bisogna dire, come vedremo, che lo fa davvero bene, senza far rimpiangere lo sfortunato predecessore.

La sequenza è composta da otto tracce, come sempre rifinite a puntino e in linea di massima ancora devote alla tradizione del prog sinfonico più rinomato, anche se non manca una spruzzata di sonorità più vigorose, perfino heavy a tratti, che può soltanto beneficiare una formula che altrimenti rischierebbe una pericolosa stilizzazione. Invece brani come "Oblivion", ad esempio, sviluppata ad arte sul ritmo battente e interpretata con la giusta enfasi da Bravin, tra pause strategiche sul pianoforte prima delle riprese, rendono più che mai accattivante e moderna la ricetta: oltre che basso e batteria, con Nick D'Virgilio e Gregory Spawton in forma smagliante, c'è da segnalare il valido contributo del synth e delle tastiere di Oskar Holldorff, anche lui alla sua prima prova ufficiale. E' senz'altro tra gli episodi in scaletta che meglio dimostrano le nuove ambizioni della band. Tra passato e futuro scorre comunque la romantica apertura di "Light Left in the Day", con la nuvola dei fiati in evidenza insieme al pianoforte, prima di una ficcante serie di accelerazioni che lasciano il segno. Il lungo e raffinato arazzo di "Beneth the Masts", di ben diciassette minuti, combina invece una ramificata tessitura di arpeggi atmosferici e vaporose tastiere con cambi di tempo, e il violino di Clare Lindley pure in evidenza. E' forse il punto focale del disco, perché assembla le migliori qualità del gruppo inglese: fraseggi d'organo e delicati intervalli acustici, con la progressione incalzante dell'organo e la ritmica rutilante che rimanda alla lezione dei
Genesis, mentre la graffiante chitarra solista di Rikard Sjöblom si esalta nei momenti più intensi e la voce, davvero duttile e camaleontica, suona perfetta nell'impasto.

L'altro momento di spicco è probabilmente "Miramare", introdotta e costellata da pregevoli armonie vocali, prima di prendere quota sulla batteria e articolarsi su piccoli intermezzi che portano al proscenio prima il violino e quindi i toni più maestosi del mellotron nella seconda parte, davvero vorticosa sulla batteria travolgente di Nick D'Virgilio, oltre al canto e alla chitarra elettrica nel finale. Intriganti echi celtici affiorano grazie al violino di "Love is the Light", che culla a meraviglia la voce di Bravin insieme ai fiati e al pianoforte, in una progressione che nel finale ad effetto si avvale anche della tromba. La componente melodica, ancora con delicati echi folk, si fa valere in "Skates On" e soprattutto nella più avvolgente "Bookmarks", mentre la chiusura di "Last Eleven" mette insieme la ritmica serrata con il violino e il mellotron a supporto, a degno suggello di un album ricco di umori, tanto elegante quanto capace di rinnovare dall'interno i suoi modelli di riferimento.

In effetti, folk, heavy prog, melodia e sinfonismo si legano a dovere in "The Likes of Us", e c'è da rimarcare ancora la prova impeccabile di Alberto Bravin che sicuramente rappresenta un punto a favore del disco, mostrandosi già perfettamente integrato nei nuovi equilibri del gruppo. La musica dei Big Big Train, non c'è dubbio, appare oggi più mordente e dinamica che in passato, pur conservando quell'alone di classico romanticismo, un po' retrò, che l'aveva imposta all'attenzione del circuito prog. Un disco ricco di sapori, che a mio avviso piacerà a vecchi e nuovi fans della formazione di Bournemouth, perché ha davvero molto da offrire.

Valutazione:                  Info e contatti: Sito Ufficiale

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