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Lazuli - "Être Et Ne Plus Être" (L'Abeille Rôde, 2026)


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       Tracklist

1. Etre Et Ne Plus Etre (5:12)
2. Chaque Jour Que Soleil Fait (3:53)
3. Sourire (3:30)
4. Matière Première (3:26)
5. L'Eau Qui Dort (7:05)
6. Une Chanson Cherokee (3:54)
7. Quel Dommage (5:41)
8. L'Instinct (3:58)
9. L'Homme Sûr (7:05)
10. Mon Body Se Meurt (4:30)
11. Les 4 Raisons (3:50)
12. Au Bord Du Précipice (8:28)

      Durata complessiva: 60:32

Giunti al dodicesimo disco di studio, i francesi Lazuli sembrano tirare il fiato dopo una serie di album particolarmente brillanti: non che il nuovo progetto, "Être Et Ne Plus Être", sia una prova mediocre, tutt'altro. Si nota piuttosto una certa cristallizzazione dello stile che fa pensare a un momento transitorio, e forse a un bisogno di nuovi stimoli. La sequenza offre dodici tracce come sempre ben suonate, con liriche ancora di spessore, ma probabilmente manca in questo caso il guizzo vincente, ad effetto, che nelle prove precedenti faceva la differenza.

Inoltre la durata complessiva di un'ora esatta rischia di spezzettare l'ascolto, cosa sempre spiacevole perché rende più complicata l'assimilazione dei dodici brani. Entrando nel dettaglio dei singoli episodi, la title-track posta in apertura è probabilmente uno dei picchi assoluti: una sorta di arioso crescendo che cattura, specie quando la voce solista di Dominique Leonetti viene doppiata dal coro che amplifica il tema melodico. Sempre buono ma più alterno il resto, invece, nonostante l'insieme sia rifinito e abilmente suonato come sempre. E' come se l'ispirazione stavolta avesse privilegiato i momenti più riflessivi, mettendo da parte gli accenti rock più grintosi che in ogni album del gruppo facevano da perfetto contraltare alla vena intimista, spesso malinconica, di Dominique. Lo si vede anche in "Chaque Jour Que Soleil Fait", dove il crescendo sonoro resta ben ancorato alle liriche, e il resto suona come degna cornice, seppure di lusso, con il lèode di Claude Leonetti in bella evidenza.

La verità è che mai come questa volta sono proprio i testi a occupare la scena, più che in passato: è il caso di brani come "Matière première", ad esempio, sottolineati di volta in volta dal pianoforte di Romain Thorel, o dalla sola chitarra acustica ("L'instant") oltre che naturalmente dal solito léode immaginifico. Sono in pratica delle raffinate canzoni rivestite ad arte da arrangiamenti eclettici che però non turbano troppo lo sviluppo del tema melodico portante: è pure il caso di "L'eau qui dort", tra le tracce più eleganti della raccolta. La chitarra elettrica di Arnaud Beyney si ascolta invece in "Quel dommage", che pure è una sapiente ballata col pathos che sale alla distanza, e un bel solo in coda, così come nell'epilogo di "Au bord du précipice", un mirabile esempio dello stile-Lazuly, costruito con grande equilibrio sul pianoforte e sulla voce di Dominique in un quadro di grande finezza che privilegia qui una chiave sinfonica ad effetto. Significative anche le liriche di un'altra ballata intensa come "L'homme sûr", quasi un bilancio esistenziale che procede tra pieni e vuoti, senza forzare mai troppo i toni: misura e buon gusto sono del resto caratteristiche peculiari della band transalpina.

Per tirare le somme, "Être Et Ne Plus Être", dodicesimo disco di studio dei Lazuli, mantiene l'alto profilo disegnato fin qui un disco dopo l'altro, e capace di imporli all'attenzione del pubblico europeo. Un successo pienamente meritato, giova ripeterlo, anche se stavolta non c'è il classico l'episodio che s'imprime subito in mente e lascia il segno. Evidentemente, Dominque e gli altri ci hanno abituati fin troppo bene...Nel complesso, tuttavia, è l'ennesimo album che regala belle vibrazioni, suonato e cantato alla loro maniera, cioè benissimo: ci sono artisti del rock progressivo attuale che darebbero un braccio per pubblicare qualcosa di simile. Da ascoltare e apprezzare, dunque, come sempre.

Valutazione:             Informazioni: lazuli-music.com

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