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Diaspro - "Diaspro" (Guit-AL Records, 2026)


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       Tracklist

1. Introduzione (2:05)
2. Piccola Stazione (7:47)
3. Verso la Città Grande (3:38)
4. Salto In Alto (2:47)
5. Per Salire Su (3:20)
6. Piano Rialzato (2:24)
7. Verso La Tana di Gelso (4:10)
8. Totem (0:49)
9. Gelso (0:46)
10. Inferno (0:56)
11. Senza di Me (1:30)

      Durata complessiva: 30:12

Più volte, nelle mie recensioni su questo sito, ho auspicato una maggiore capacità di sintesi per i nuovi progetti prog, a volte tirati troppo in lungo come minutaggio: questo per favorire una migliore assimilazione della proposta da parte dell'ascoltatore. Ora i Diaspro, una band che ha scelto il nome di una roccia sedimentaria e qui fa il suo esordio, sembra pensarla proprio come il sottoscritto, perché la sequenza che abbiamo davanti dura esattamente trenta minuti. Evviva!

Il gruppo è composto da sei musicisti, con due chitarre e un cantante che sa il fatto suo come Dante Campora, capace di valorizzare al meglio quello che si presenta come un racconto onirico nato dalla delusione di un amore non ricambiato: i testi e le musiche portano la firma del chitarrista Marcello Chiaraluce, che può vantare già molteplici esperienze nel giro musicale italiano, avendo inciso alcuni dischi da solista e suonato per una decina d'anni con i Beggars Farm, nota tribute-band dei
Jethro Tull. Il disco include undici tracce nelle quali si respira subito un'atmosfera elegante, quasi cameristica nella breve "Introduzione", tra la chitarra classica di Chiaraluce e le tastiere evocative, per scivolare poi nella più sanguigna "Piccola stazione", il brano più lungo e corposo dell'album. Ottima qui la voce solista di Campora, ben integrata nello sviluppo ritmico molto serrato, fitto di brillanti accelerazioni, con l'organo di Andrea Manuelli che s'intreccia in bella combinazione con la chitarra solista, tra brevi pause e grintose riprese: molto bello.

Il suono, in generale, è compatto e sempre vivace, privo di punti deboli, e la band mostra di aver digerito la lezione dei maestri classici del prog, senza adagiarsi in una riproposta filologica, grazie a una scrittura equilibrata esente da inutili virtuosismi, pur denotando, al tempo stesso, le indubbie qualità dei singoli. Eccellente e molto duttile in particolare la sezione ritmica, con il bassista Bruce Muirhead e la batteria di Luca Grosso, duttile e potente quanto serve: ad esempio nella ficcante "Per salire su", altro momento forte, tra il canto tiratissimo e la chitarra sempre incisiva nell'impasto, o anche nella scansione nervosa di "Piano rialzato". La giusta tensione, garantita proprio dal cantato e da potenti riff chitarristici insieme alla batteria, caratterizza pure un episodio come "Verso la città grande", che vede il timbro caldo dell'organo ancora sugli scudi, ma nella sequenza non mancano pagine più meditative, dove si ascolta un languido violino insieme al pianoforte: è il caso di "Salto in alto", e anche del pregevole strumentale "Verso la tana di gelso", preludio all'ultima parte del disco, che si snoda lungo un trittico di pezzi più brevi ma carichi del giusto pathos, da "Totem" a "Inferno". La voce di Campora, tra l'altro, si esprime al meglio anche nei momenti "parlati" della parte lirica, fino al degno epilogo di "Senza di me".

Il debutto omonimo dei Diaspro, alla fine, dimostra che si può suonare un ottimo prog-rock, denso e ricco di idee, senza dilungarsi oltremisura: questo perché, ovviamente, Chiaraluce e compagni si sono concentrati su un progetto ben congegnato, che non aveva bisogno di effetti speciali o di strafare per andare a bersaglio. Onore al merito, dunque, e in attesa di un seguito sperabilmente a stretto giro, mi sento di raccomandare senz'altro il loro esordio a tutti i seguaci della scena prog odierna, inclusi quelli più smaliziati.

Valutazione:             Informazioni: Pagina Facebook ufficiale

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